Improvvisare Jazz al Piano: Esercizi, Ritmo, Scale e Accordi

Vuoi imparare ad improvvisare jazz al piano? Scopri gli accordi e gli esercizi di cui hai bisogno per farlo.

Improvvisare Jazz al Piano: Esercizi, Ritmo, Scale e Accordi

scritto da Luca Ridolfo

Stai iniziando a suonare i tuoi primi standard e vuoi improvvisarci sopra, ma hai un piccolo problema: come spesso capita con tutte gli argomenti complessi, è sempre difficile trovare un punto di inizio dal quale partire.

Non preoccuparti! Perché in questa guida ti mostrerò come imparare ad improvvisare jazz al piano in modo facile e veloce, così da sapere dove devi partire senza andare “a tentoni”, evitandoti di perdere un sacco di tempo senza ottenere risultati duraturi. Ti sembra interessante? Ottimo! E allora ti invito a prenderti qualche minuto solo per te, metterti bello comodo, e leggere questo tutorial.

Improvvisazione jazz al pianoforte

Immagina per un istante di voler imparare una nuova lingua, totalmente diversa dall’Italiano, e che come prima cosa tu prenda il dizionario per imparare nuovi vocaboli.

C’è un problema però: non sai come pronunciarli. E sebbene puoi intuirlo per alcune lingue, non riuscirai mai ad arrivare ad un risultato convincente in questo modo.

Una alternativa, decisamente più efficace, è quella di ascoltare un podcast o un video nella lingua straniera che vuoi affrontare. In quel modo sentiresti la giusta pronuncia dei vari vocaboli e di come questi vengano connessi l’uno con l’altro.

Lo so, faccio questo raffronto molte volte quando insegno jazz, ma è efficacissimo. Infatti, molti principianti quando vogliono iniziare a suonare jazz vogliono subito buttarsi a capofitto in lunghe ed interminabili impovvisazioni, cercando di trovare nuove scale, nuovi accordi e i concetti più disparati. Senza però sapere come questi vengano pronunciati.

Cosa porta questo? a delle improvvisazioni mediocri e poco efficaci.

Invece, come prima cosa, impariamo a pronunciare bene le prime frasi, quelle più essenziali. Per fare questo non è molto difficile. Non ti serve neanche saper improvvisare. Infatti, come ripeto spesso nei vari articoli di questo blog e nei vari video presenti nel canale YouTube di PianoforteJazz.it, il modo più semplice in assoluto per prendere confidenza con le sonorità del jazz è quello di suonare i temi. Ascolta varie versioni di questi e ruba qualche variazione. Se poi vuoi fare il passo successivo, trasportali in varie tonalità come ho fatto io nella serie YouTube “Studia con Me – I temi Bebop”. In questa serie potrai farlo insieme a me, senza la possibilità di perderti.

Avrai capito bene da questo paragrafo iniziale quanto importante sia ascoltare i dischi e prendere alcune idee da questi. Ascoltane di vari e trova le tue versioni preferite dei vari standard che ti piacerebbe suonare. Puoi dirittura imparare qualche solo a voce, senza avere il pianoforte sotto mano. Questo ti permetterà di prendere confidenza con le sonorità dei musicisti di Jazz. Come sempre, non puntare alla precisione assoluta, ma tienti semplice e concediti pure qualche tua interpretazione (occhio però a non strafare – non facciamo le cose a caso 🙂 ).

A questo punto, dopo aver passato un bel po’ di tempo in questa fase, è bene prendere confidenza con il materiale armonico e ritmico degli standard sul quale vuoi improvvisare. Per fare questo avrai bisogno di esercizi specifici per sviluppare sempre più il tuo pianismo jazz.

Te ne mostro alcuni nei prossimi paragrafi di questo articolo. Chiaramente quello che ti andrò a mostrare è solamente uno spunto dal quale poi tu dovrai spenderci del tempo per poter effettivamente avere dei risultati.

Andiamo a vederne qualcuno.

Scale jazz: quali sono?

Non appena si parla di improvvisazione Jazz, più di qualcuno inizia a pensare a: “Che scala usare sopra l’accordo X? Meglio la scala Y o la scala W?”

Avevo già scritto un articolo a proposito di quanta troppa importanza diamo a queste tralasciando argomenti ben più importanti. Lo puoi leggere qui >>

Il modo in cui i principianti tendono a rendersi la vita più difficile di quant’è, è quella di pensare a una scala differente per ogni accordo. 

Esempio: II-V-I in Do Maggiore. Sul secondo grado uso la scala dorica di Re, sul quinto grado uso la scala misolidia di Sol e sul primo uso la scala ionica di Do. 

Non so te, ma questo sistema a me rende il tutto più complicato di quant’è veramente. Se noti, infatti, tutte tre le scale sono semplicemente la scala di Do Maggiore presa da punti diversi. Non sto dicendo nulla di nuovo, lo so, tant’è però che vedo come molti all’inizio incappano in questo inghippo.

Il suggerimento che ti posso dare è quello di cercare di trovare più relazioni possibili tra le varie scale e, cosa ben più importante, di avercele in orecchio per poterle suonarle senza dover pensarci troppo. 

Ti faccio un esempio. 

Un piccolo “trucco del mestiere” che ho notato fare dai boppers sulle progressioni II-V è di come utilizzino la scala costruita sul V grado anche sul II grado che lo precede. In questo modo ci si tiene semplice e si ottiene quell’anticipazione del ritmo-armonico tipico del bebop. 

Un altro esempio preso da pianisti quali Sonny Clark è di come suonare la pentatonica maggiore costruita sul primo grado sulle progressioni I-VI-II-V. 

E’ proprio per questo che bisogna ascoltare i dischi, più che leggere tanti manuali di armonia jazz. Per capire come queste scale vengano utilizzate realisticamente dai musicisti e non solo in linea teorica.

Per cui, puoi studiarle per capire le note da utilizzare sopra i vari accordi, ma usale più come una mappa di riferimento.

Accordi jazz: quali sono gli esercizi i più importanti?

Oltre alle scale, quello che è importante sapere è quali note compongono gli accordi presenti nelle varie progressioni armoniche. Non parlo solo dal punto di vista teorico, ma anche dal punto di vista pratico. In altre parole, quello che dovresti fare è saper suonare gli arpeggi di ogni singolo accordo, collegandoli tra loro senza interromperti.

Questo è un piccolo esercizio che puoi fare per prendere confidenza con le varie progressioni.

Se non hai la benchè minima idea di quali note usare sopra quali accordi, allora il consiglio che ti avevo già dato in un precedente articolo è quello di studiare il libro “Jazz Voicing Skills” di Dan Haerle, dove imparerai l’armonia dal punto di vista pratico (più che teorico).

Chiaramente, fai questo lavoro su un repertorio semplice con progressioni facili adatte ai principianti. Tra qualche istante in questo articolo scoprirai con quali brani iniziare ad improvvisare senza incappare in brani astrusi.

Ma prima, diamo un occhio all’ritmo!

Ritmo jazz piano

Lo sanno tutti ormai: per rendere efficace un’improvvisazione devi essere solido ritmicamente.

Essere solido ritmicamente non è una cosa semplicissima in quanto è dovuto da una serie di fattori. Infatti, essere ritmicamente solido, tra le tante cose richiede:

  1. Avere una pulsazione interna stabile
  2. Pronunciare correttamente il ritmo (accenti, swing)
  3. Avere una padronanza della natura poliritmica del jazz

Questi tre punti richiedono una solida preparazione alle spalle e di norma si impara con l’esperienza, suonando con musicisti aventi una certa preparazione.

Ora, senza voler dilungare la spiegazione, la domanda ovvia che potrà sorgerti è: “come faccio a fare tutto questo senza incasinarmi troppo la vita?”.

Dizzy Gillespie, in una delle sue tante interviste, ha parlato di un concetto importantissimo. Riassumendo, ha affermato di collocare le note sopra una frase ritmica e non viceversa. Non solo questa affermazione ci mostra l’importanza da lui data al ritmo, ma possiamo trasformare questa in un utile esercizio che potresti fare.

Potresti, per esempio, crearti dei “template ritmici”. Prendi il tema di uno standard a piacere, togli le note e lascia solamente i valori ritmici di quelle note.

Poi prova ad improvvisare lentamente utilizzando note differenti ma lasciando invariato il ritmo. Noterai subito come queste frasi avranno maggiore impatto.

Un altro esercizio, che faccio fare nel mio corso “Jazz da Zero” è quello di usare delle shapes, cosa che permette di imparare più cose contemporaneamente (cellule melodiche, sviluppo e ritmo) in un solo colpo. Puoi cliccare qui per vedere di cosa si tratta >>

Esercizi improvvisazione jazz

Sebbene abbia già scritto nei precedenti paragrafi alcuni esercizi che puoi applicare ai tuoi brani preferiti, per comodità te li riassumo qui sotto e ne integro qualcuno di nuovo, cosi da darti un percorso da seguire.

  1. Come prima cosa, si era detto di prendere confidenza del linguaggio jazzistico, imparando materiale semplice come i temi degli standard ed eventuali variazioni suonate dai vari musicisti. Questo è tutto materiale che sicuramente riproporrai durante le improvvisazioni ed è semplice da imparare.
  2. Come seconda cosa, impara le scale che puoi utilizzare sulla griglia di accordi, sia dal punto di vista pratico. Prova a vedere come collegarle e, se riesci, prova a capire come vengono utilizzate queste dagli artisti. Lo so, non è qualcosa di semplice, ma puoi aiutarti con le innumerevoli trascrizioni presenti su internet. Ti servirà un po’ di esperienza per far questo.
  3. Tre: La stessa cosa la puoi fare arpeggiando i vari accordi nei suoi vari rivolti, prendendo cosi una maggiore confidenza con le progressioni armoniche.
  4. Dopo che sai quali note usare, crea i tuoi template ritmici cosi da disporre le note in maniera efficace ed interessante.
  5. A questo punto, se vedi che tutto questo è troppo difficile ancora da fare estemporaneamente, prova a suonare il tutto lentamente, oppure scrivi una sorta di studio. Infatti, scrivendo un tuo solo, avrai una maggior chiarezza di come disporre il materiale melodico-ritmico all’interno del tuo solo.

Brani jazz facili per pianoforte

Specialmente se sei agli inizi, la scelta degli standard sopra il quale improvvisare è cruciale per far si che questo processo non sia troppo difficile.

In base a quali caratteristiche scegliamo il repertorio sopra il quale improvvisare?

Scegli dei brani che presentino progressioni accordali semplici e che non vadano troppo al di fuori dalla tonalità di impianto. Per farti un esempio lampante, se inizi con brani tipo Giant Steps, fare tutto quanto detto sopra e applicarlo sarà veramente un’impresa ardua.

Gli standard, con le caratteristiche esposte sopra, che ti consiglio di suonare sono:

  • Mack the Knife
  • Summertime
  • St. Thomas
  • Un qualsiasi blues
  • Take the “A” Train

Questi sono brani abbastanza semplici da approcciare, specie se segui il procedimento speigato nel paragrafo precedente

Perchè non ho scelto dei brani con sonorità “modali”, come può essere “So What” oppure “Cantaloupe Island”?

Il fatto che il numero di accordi presenti in questi due brani sia limitato non è indice di essere meno complicato di altri.

Il problema, infatti, è che è molto più complesso connettere gli accordi presenti in questi brani rispetto a quelli proposti da me precedentemente. In più, il fatto di avere un numero cosi limitato di accordi richiede una maggiore capacità nel sviluppare il materiale melodico proposto nell’improvvisazione. Questa si viene a formare con l’esperienza.

Conclusioni

In questo articolo hai appreso gli esercizi fondamentali che devi praticare per poter iniziare a creare le tue prime improvvisazioni. Come sempre, prenditi del tempo per poterli fare. Solo con una certa costanza otterrai i tuoi primi risultati.

Dopo aver fatto questo, allora puoi iniziare ad approfondire l’improvvisazione usando l’esercizio “a shapes” che mostro nel mio corso “Jazz da Zero”. Se sei interessato, clicca qui per vedere di cosa si tratta >>

FAQ

Come si fa ad improvvisare jazz?

Per improvvisare nell’idioma jazzistico, è bene innanzitutto prendere confidenza con il materiale jazzistico, esso sia più di natura teorica che di natura musicale (soli e temi).

Quando poi queste entreranno a far parte nel tuo vocabolario musicale, allora queste inizieranno a uscire fuori “automaticamente” senza dover troppo pensarci.

Come avevo detto in uno scorso articolo, l’improvvisazione è una sorta di “illusione”. Come quando noi discutiamo di un particolare argomento, stiamo creando questo estemporaneamente. Nota bene però: le parole, le frasi e i costrutti grammaticali li abbiamo imparati ben prima durante la nostra infanzia.

Stessa cosa nel Jazz. Per imparare ad improvvisare prima devi sapere gli stilemi tipici del genere che poi applicherai al momento non appena questi vengano da te interiorizzati.

Cosa vuol dire improvvisare nel jazz?

Nel jazz, cosi come in altri generi, si improvvisa creando delle frasi musicali al momento. Queste non sono suonate “a caso”, ma seguono delle regole ben precise, facendo riferimento alla sequenza degli accordi del brano che si sta eseguendo. Ogni brano ha una sua sequenza di accordi ben precisa e molti temi hanno progressioni accordali simili se non identiche.

Puoi trovare queste nei real book o, se hai un buon orecchio, ascoltando i vari dischi e trascrivendoli.

Come si fa ad improvvisare al pianoforte?

Sebbene trovi su internet una grandissima quantità di informazioni a riguardo, per improvvisare al pianoforte hai bisogno di capire come riprodurre sullo strumento quanto senti dai dischi. L’obiettivo di questo è di ricreare la stessa sonorità che noi sentiamo. Sebbene questo possa essere molto difficile all’inizio, con la pratica ed un approccio passo-passo vedrai ben presto i primi risultati. Per questo motivo ho creato PianoforteJazz.it: voglio aiutarti a semplificare questo processo, in modo che tu possa suonare jazz al piano meglio in meno tempo.

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Luca Ridolfo è un pianista jazz italiano, attivo nella didattica da più di dieci anni.  Con pianofortejazz.it vuole rendere lo studio del Jazz alla portata di tutti con contenuti chiari e pratici.
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