Il Piano Comping: impara ad accompagnare

Vuoi sapere cos’è il piano comping e come si fa? Scopri tutto ciò che c’è da sapere e come imparare ad accompagnare al pianoforte.
scritto da Luca Ridolfo

Il piano comping: cos’è?

Il termine “comping” è un’abbreviazione della parola “accompaniment” (accompagnamento), ma molti fanno riferimento al verbo “to complement” (creare qualcosa di complementare).

Questo termine raggruppa tutto quello che riguarda l’accompagnamento al pianoforte: voicings, ritmi, voice leading, groove, ritmo armonico e molti altri aspetti che vedremo nel dettaglio in questo articolo.

Per capire bene che cosa sia il comping, ti consiglio la visione di questo video in cui Mulgrew Miller ne spiega, a parole sue, il significato:

Ti traduco brevemente in Italiano quanto detto nel video:

“Il comping è un argomento davvero ampio, perché ci sono tante cose da prendere in considerazione, più di quanto molti giovani inesperti si rendano conto. Accompagnare qualsiasi persona, un solista, un cantante, chiunque, richiede un certo tipo di intesa con la persona che stai accompagnando. Se stai accompagnando qualcuno, devi metterlo a suo agio e dargli un certo tipo di supporto e, se sei un pianista, hai due o tre diversi tipi di supporto, come il supporto ritmico e il supporto armonico, e devi fare tutto questo allo stesso tempo e senza essere d’ostacolo; non puoi semplicemente tagliare la strada, intralciare gli assoli… devi supportare senza sommergere, devi essere armonicamente coerente e fornire anche un supporto ritmico.”

Mulgrew Miller

Solo leggendo questa definizione di comping puoi ben capire quanto vasto e complesso sia l’argomento.

Imparare il comping è difficile, per tutta una serie di motivi. Per prima cosa il materiale a disposizione sulla materia non è così completo: molti libri mostrano solamente una serie di voicings da usare, decontestualizzati dall’accompagnamento vero e proprio. Sarebbe come imparare una nuova lingua memorizzando solo i vocaboli, senza sapere come collegarli. Molti insegnanti, invece, credono che l’aspetto ritmico sia l’unica cosa importante da tenere a mente. Questo però porta gli studenti a suonare voicing e accordi privi di qualsiasi connessione, con un risultato musicale complessivamente scadente.

Un altro motivo per cui il comping è difficile da imparare è che i grandi hanno imparato direttamente dai dischi, tramandando oralmente le pratiche che sono diventate parte della tradizione. Purtroppo oggi molti pianisti in erba non hanno un orecchio così sviluppato da capire quanto suonato nei dischi, senza contare il fatto che nei dischi old school (anni 40-50) la qualità audio degli accompagnamenti è veramente scarsa.

Tutti questi fattori portano gli studenti di jazz a studiare altri argomenti come l’improvvisazione, molto più semplice da imparare ascoltando i dischi, e a tralasciare tutto quello che concerne il comping.

Andiamo adesso a vedere ogni singolo dettaglio di un accompagnamento jazz. Nota bene, però, che è impossibile essere esaustivi in questa sede. Se sei seriamente intenzionato ad approfondire questo grande argomento, ti consiglio di affrontarlo con il nostro corso “Comping Facile”.

Il piano comping: i tipi di accompagnamento

Volendo parlare a grandi linee, si può intuire come esistano vari tipi di accompagnamento, non solo in base al tipo di jazz suonato dagli artisti ma anche in base all’organico e al tipo di sonorità che il pianista presenta nei suoi accompagnamenti. Per semplificare, in questo articolo non parleremo dell’utilizzo della mano sinistra nell’accompagnamento del solo eseguito dal pianista.

L’accompagnamento può quindi variare in base all’organico in cui si suona. Le possibilità che abbiamo mentre accompagniamo al pianoforte un solista, dunque nel contesto del duo, sono più numerose rispetto a quando suoniamo con una Big Band. Questo è molto importante da sapere per prepararti il giusto piano di studio in base al tipo di situazione in cui dovrai suonare.

Paragonando il duo con la Big Band, nel primo caso avremo la possibilità di gestire l’armonia in modo più libero con sostituzioni di accordi e altre interpretazioni del siglato, oltre alla possibilità di utilizzare vari registri del pianoforte in maniera più libera. Di conseguenza, in questo caso avresti la possibilità di utilizzare il walking bass, suonando così sul registro grave del pianoforte, oltre a tutte le altre tipologie di voicing e sonorità.

Nel caso della Big Bang, invece, le scelte armoniche si basano molto spesso su quanto fatto dal resto della Big Band, compreso il tipo di voicing utilizzati, per ottenere un certo tipo di coerenza. Sebbene questo esempio possa sembrare semplice e riduttivo, ci fa quantomeno capire che le scelte a nostra disposizione variano in base alla complessità del brano, dell’arrangiamento e del materiale in esso presente.

Un altro fattore determinante è il range nel quale vogliamo il nostro accompagnamento: accompagnare nel registro acuto implica conoscere voicing che ci permettano di armonizzare la melodia dell’accompagnamento nella parte alta del pianoforte.

Questi, per una serie di motivi acustici, non potranno essere riproposti in un altro range, come quello grave, dove troveremo altri tipi di voicing caratteristici di quella tessitura pianistica.

Prima di andare oltre e di parlare di argomenti più specifici riguardanti il comping, voglio farti ascoltare qualche video in modo che tu possa sentire quanto spiegato nel paragrafo.

Prova anche tu a fare un giro su YouTube. Ascolta vari tipi di accompagnamenti e nota le differenze tra loro. Solo in questo modo ti accorgerai delle differenze e delle possibilità che anche tu puoi avere nei tuoi accompagnamenti.

Adesso guarderemo l’argomento più nel dettaglio. Partiamo con gli accordi che puoi utilizzare.

Il piano comping: gli accordi

Qualsiasi sia il tuo pianista di riferimento per quanto riguarda l’accompagnamento, avrai senza dubbio notato la sua padronanza dei vari tipi di accordi e di voicing. Il fatto di saperli magistralmente mescolare e combinare è quello che rende interessante l’accompagnamento.

Se il tuo obiettivo è quello di ottenere un accompagnamento organico e interessante, allora devi per prima cosa sviluppare una certa dimestichezza nell’utilizzo dei voicing degli accordi principali.

I voicing che ti consiglio di avere bene sotto mano sono:

  • Block Chords/Shell Chords
  • Spread Voicings
  • Rootless voicings (a due mani)

Già con questi tre tipi di voicing riusciresti a ottenere un comping di tutto rispetto.

Il primo punto, Block Chords/Shell Voicings, comprende quei voicing costituiti dalle note facenti parte della tetrade (di base o estratta) in posizione stretta.

Con Spread Voicings intendiamo tutti gli accordi che hanno un’estensione dalla nota più alta a quella più grave al di fuori dell’ottava, ma contengono la fondamentale degli accordi.

I Rootless Voicings sono, come suggerisce il termine, voicing che invece non contengono la fondamentale dell’accordo.

Per mancanza di spazio, in questa sede non possiamo approfondire questi argomenti, tuttavia all’interno di molti articoli del blog di PianoforteJazz.it, così come nei corsi a pagamento, troverai numerosi spunti pratici a riguardo.

Rimanendo in tema di armonia e di accompagnamento, c’è una domanda a cui vorrei rispondere, perché molti pianisti inesperti se la pongono:

“Quando vedo una qualsiasi trascrizione di un accompagnamento noto spesso come il pianista aggiunga accordi che non sono presenti nel Real Book. Da dove vengono, e come posso aggiungerli anch’io?”

Devi sapere che la parte presente nel Real Book, la lead sheet, non è altro che un canovaccio da seguire per suonare un determinato standard, e non è necessario attenersi al 100% di quanto scritto nella lead sheet. Come avevo accennato in un altro articolo di PianoforteJazz.it, la lead sheet è una semplificazione di quello che viene suonato dai pianisti veri e propri. Il bello è, per l’appunto, partire da essa per poi costruire una nostra versione.

Due modi per rendere più interessante l’armonia di un qualsiasi standard, sia che tu suoni il tema o che lo accompagni:

  1. Fai precedere un qualsiasi accordo con il suo quinto, un accordo di dominante adattabile in base alla melodia. In base a essa dovrai prendere le tue decisioni a livello armonico, e non il contrario.
  2. Fai precedere un qualsiasi accordo con il suo approccio cromatico. Facendo un esempio banale, un Cm7 sarà preceduto da un Dbm7. Puoi farlo anche con altri tipi di accordi.

Questi sono solo due dei tanti accordi che si possono aggiungere in qualsiasi armonizzazione. Molte di queste soluzioni sono illustrate anche nei miei cinque video tutorial gratuiti che puoi trovare qui.

Attenzione: Non è detto che queste soluzioni funzionino sempre. Ci sono casi in cui, per vari motivi, non è possibile attuarle. L’unica cosa che puoi fare è sperimentare e vedere le casistiche in cui funzionano.

Il piano comping: i ritmi e i grooves

Finora in questo articolo abbiamo parlato sempre di voicing e di armonia. Approfondiamo ora l’argomento ritmo nel comping.

Prima di introdurlo, però, vorrei fare una precisazione: quando parlo di comping vedo l’armonia e il ritmo come due cose strettamente connesse. In questo caso si andrebbe a parlare di ritmo armonico: non solo è importante dove cadono gli accenti, in modo da stabilire il tipo di groove e di ritmo, ma anche il tipo di armonia/accordi che suoniamo su questi accenti. Lo “swing feel” non deriva solamente dal tipo di ritmo “terzinato” che diamo agli ottavi ma anche da dove “facciamo cadere” l’armonia. In questo modo possiamo infatti ritardare o anticipare un determinato accordo o sequenza di tali, creando una specifica tensione tipica degli accompagnamenti bebop (Monk era un maestro in questo!).

Ho già parlato di ritmo in un altro articolo qui sul blog di PianoforteJazz.it (clicca qui per approfondire): la cosa più importante da notare è come il ritmo venga costruito a frasi, come tutti i tipi di musica provenienti dal continente africano e quello asiatico. Con questo voglio dire che la natura ritmica del jazz è articolata proprio per il fatto che le varie fasi ritmiche suonate dai vari musicisti sono complementari fra loro.

Per questo motivo hai bisogno di:

  1. Conoscere vari Pattern ritmici, quelli suonati dai grandi e tipici della tradizione jazzistica.
  2. Capire quali Pattern ritmici si incastrino bene fra loro e quali no.

Il concetto di interplay ritmico sta proprio nel secondo punto. Per molti pianisti e musicisti in erba, l’interplay è semplicemente copiare una frase ritmica suonata da un altro musicista, ovvero quello che io chiamo “effetto Topolino”. Ne ho scritto a proposito in questo articolo.

Per conoscere i vari pattern ritmici presenti nella tradizione jazzistica abbiamo semplicemente bisogno di ascoltare vari dischi e di copiare qualche idea.

Qui sotto ti mostro due dei pattern più utilizzati nell’accompagnamento jazzistico.

Non solo ti consiglio di studiare questi Pattern così come puoi leggerli in figura, ma anche di provare a “shiftarli”, cioè far partire i Pattern da un punto differente della battuta. Per semplicità ti mostro come farlo nella foto qui sotto. Qui ho preso il primo pattern (quarto puntato, ottavo) e l’ho spostato di un ottavo.

Come sempre, più pattern conosci e più ti sarà facile combinarli con quelli proposti dagli altri musicisti. Per sviluppare questa capacità hai bisogno di suonare tanto con altri musicisti, sia per fare esperienza, sia per cogliere le combinazioni giuste. Questo si può fare anche ascoltando i dischi e provando a farsi un’idea, anche se questo processo richiede un grande sforzo da parte tua nell’ascolto e nella comprensione di quanto sta accadendo nella registrazione.

In questo articolo ti ho già illustrato qualche esercizio che puoi implementare nella tua routine di studio, ma te ne mostrerò altri nel prossimo paragrafo. Continua la lettura per capire come puoi praticare e migliorare già da oggi il tuo comping.

Il piano comping: gli esercizi

Per migliorare il tuo comping e coprire le varie aree di questo vasto argomento puoi fare diversi tipi di esercizi. In particolare, voglio mostrarti 3 esercizi che funzionano anche partendo da zero.

Primo esercizio: crea un accompagnamento utilizzando un solo tipo di voicing. Se parti da zero, crea un comping utilizzando esclusivamente gli Shell Voicings. In questo modo è più facile concentrarsi su altri aspetti, come il collegamento degli accordi (voice leading) senza distrarsi.

Secondo esercizio: prova ad accompagnare utilizzando un solo tipo di ritmo. Puoi combinare questo esercizio con il primo utilizzando un tipo di ritmo con un tipo di voicing. Anche in questo caso quello che ci interessa è concentrarsi su un singolo aspetto senza cadere nell’incertezza della scelta.

Terzo esercizio: copia un’idea da un disco e prova a “inglobarla” in un accompagnamento di un brano qualsiasi. In questo modo “forzi” l’inserimento di un nuovo elemento non presente nel tuo vocabolario all’interno di quanto sai già fare. Questo esercizio è indicato qualora il tuo livello sia già più avanzato rispetto a quello di un novizio.

Puoi iniziare a praticare e a migliorare il tuo comping con questi tre esercizi. Se invece vuoi fare sul serio e affrontare questo argomento con un programma specifico, il mio consiglio èi dare un’occhiata al programma “Comping Facile”, costituito da ben 9 ore di corso, e al resto del materiale, grazie al quale farai un “upgrade” del tuo approccio all’accompagnamento.

“Comping Facile” - cos’è?

Da molto tempo sentivo la necessità di creare un corso specifico riguardante l’accompagnamento. Perché? Durante un master tenuto nel conservatorio reale de L’Aja (in Olanda) ho studiato tutti i metodi di accompagnamento per la mia ricerca sul voice leading nell’accompagnamento jazzistico. Grazie a questa tesi ho scoperto un quantitativo spropositato di informazioni non presenti nei vari manuali di pianoforte jazz che fanno la differenza nel modo di intendere e concepire il comping.

Oltre a ricercare dal punto di vista teorico i vari aspetti del comping, mi interessava in particolare l’applicazione pratica di questi aspetti per poterli integrare nel mio playing.

Dopo aver capito cosa funzionava, ho deciso di condividere queste informazioni con un gruppo ristretto di persone nel primo corso online in presenza su PianoforteJazz.it.

Nella prima lezione di un’ora ho spiegato tutti gli appunti teorici, affrontando i vari problemi e i vari “perché” del comping di solito scarsamente discussi. Ma perché non se ne discute? Semplice: pochi si sono messi alla ricerca di questi concetti, e i grandi che sentiamo sui dischi di solito padroneggiano queste doti e questi concetti in maniera naturale.

Questa prima lezione è il frutto di quanto ricercato in due anni di lavoro.

Nelle altre 8 lezioni, mostro come mettere in pratica questi concetti e come pratico personalmente il comping prendendo spunto da altri accompagnamenti. Il tutto è correlato da trascrizioni (non si trovano da nessun’altra parte!) e materiale inedito.

Si tratta di un vero e proprio percorso pensato per chi ha voglia di studiare e non ha paura di fare “più del dovuto”.

“Luca, ho visto il programma, sembra interessante ma… costa troppo!”

Non volermene, ma è proprio perché non ho mai trovato niente di simile in giro, specie in Italiano. E non lo dico per farmi bello, ma perché ho dovuto girare mezza Europa (oltre a qualche lezione con qualche insegnante in America) per comprendere alcuni concetti a cui non sarei mai arrivato da solo.

Consideralo come un investimento per capire una volta per tutte l’accompagnamento e accorciare di anni il tuo apprendimento del comping.

Conclusioni

In questo articolo hai potuto vedere che cos’è il comping, quali insidie presenta e quali esercizi puoi fare per migliorarlo anche partendo da zero. Il materiale che trovi qui presente è solamente una parte di quanto offerto dal programma più completo riguardante il comping, ovvero “Comping Facile”.

FAQ

Come si crea un accompagnamento jazz?

Per creare un accompagnamento hai bisogno di conoscere i voicing da utilizzare e i vari pattern ritmici tipici della tradizione jazzistica. In questo articolo ti mostro quali voicing puoi utilizzare per creare i tuoi primi accompagnamenti e con quali ritmi puoi partire per poi approfondire il comping.

Quali accordi si usano per accompagnare jazz?

Faccio una precisazione: bisognerebbe fare una distinzione tra accordi e voicing. Con il primo termine intendiamo l’aspetto armonico e la funzione dell’accordo, mentre con voicing intendiamo come le note di questo vengono disposte. Per accompagnare jazz al pianoforte puoi utilizzare, per iniziare, i block chords, spread voicings e i rootless voicing. Prenditi il tuo tempo per impararli!

Quali accordi sono i più facili per accompagnare al pianoforte?

Se con questa domanda intendi i voicing più facili per accompagnare al pianoforte, ti consiglio di studiare prima i block chords. Un buon metodo per studiarli è “Jazz Piano Voicing Skills” di Dan Haerle.

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Luca Ridolfo è un pianista jazz italiano, attivo nella didattica da più di dieci anni.  Con pianofortejazz.it vuole rendere lo studio del Jazz alla portata di tutti con contenuti chiari e pratici.
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