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Topolino e Musica d'insieme

scritto da Luca Ridolfo

Il jazz è nato e si è sviluppato come musica di insieme. Ricordiamo le storiche formazioni jazzistiche, infatti, non per il sound dei singoli strumentisti, quanto per le sonorità di gruppo e di come i musicisti interagiscano per creare un qualcosa di completamente nuovo. Basti pensare ai quintetti storici di Miles Davis, il Modern Jazz Quartet e molti altri.

Questo elemento è quello che mi ha affascinato quando iniziai ad ascoltare e suonare Jazz. La possibilità di suonare insieme ad altri e di creare nuova musica con questi è un qualcosa di elettrizzante.

Specialmente agli inizi, avrai notato come sia diverso suonare in gruppo rispetto al suonare da soli nella propria stanza. Nel primo caso, ognuno ha il proprio ruolo, e la vera musica nasce quando questi cooperino tra loro.

Per fare questo, però, bisogna avere a mente una serie di concetti utili al tuo sviluppo musicale.

La prima cosa importante è che tu sia…

Ritmicamente solido!

Per essere solidi ritmicamente abbiamo bisogno di moltissimo tempo e un grande studio alle spalle. Purtroppo, molti pianisti in erba si lamentano del scarso timing altrui per giustificare le carenze nel proprio. Il tuo obiettivo, invece, è di essere talmente solido ritmicamente da non aver bisogno di altri musicisti per definire il tuo timing. Quando tutti i musicisti della formazione possiedono questa caratteristica, la musica inizia a “venire fuori”.

Esistono due esercizi facili facili per controllare il tuo timing:

  • Registra una tua improvvisazione senza click e riascoltala. Se in questa sei a tempo e riesci a swingare, allora sei sulla strada giusta.
  • Registra il tuo comping, sia solo con la mano sinistra che con tutte e due le mani. Anche qui, se sei a tempo e ti viene voglia di schioccare le dita, allora sei sulla buona strada

 

In caso contrario, semplicemente significa che non hai ancora raggiunto la piena maturità ritmica.  Nello scorso articolo ti ho già mostrato alcuni esercizi per essere più solido ritmicamente.

Se hai già un po’ di esperienza, questo esercizio proposto ti risulterà abbastanza semplice. Se sei a questo livello, è probabile che ti stia cimentando in qualcosa di più avanzato come l’interplay di gruppo. Interplay significa  condividere idee all’interno del gruppo e interagire con queste. Spesso però i neofiti non creano interplay, bensì l’effetto Topolino.

Evita l’effetto Topolino

Non appena scoperto il concetto di interplay, sicuramente vorrai sperimentare questo con altri musicisti.  Senza avere una chiara idea di che cosa si tratti, però, quello che creerai è l’effetto Topolino,  una versione “infantile” dell’interplay.

Cos’è l’effetto Topolino?

Un musicista fa BIM-BIM-BOM…. e l’altro ripete facendo BIM-BIM-BAM!

Se ti immagini questa scena con i versi di Topolino e Pluto, capirai bene cosa intendo con effetto Topolino! Questa scena farà sorridere a molti, ma è quello che succede quando i musicisti alle prime armi cercano di interagire fra loro. Per fare un paragone, è come se io ti facessi una domanda… e la tua risposta è semplicemente la mia domanda in versione affermativa! Pazzesco!

Nel parlato, quando noi poniamo una domanda al nostro interlocutore, ci aspettiamo qualcosa di diverso, magari una rielaborazione di un concetto. La stessa cosa dobbiamo averla quando suoniamo con gli altri.

L’interplay è un concetto molto più ampio, non una semplice ripetizione a pappagallo di una idea musicale.

Prima di capire come raggiungere livelli di interplay più elaborati, però, è bene innanzitutto creare un ritmo solido di gruppo con gli altri musicisti.

Il ritmo d'insieme

All’inizio di questo articolo abbiamo parlato di cooperazione tra musicisti della stessa formazione. Esistono vari modi per farlo. In questo articolo ci soffermeremo sull’aspetto ritmico.

Il nostro obiettivo, infatti, è quello di ottenere un ritmo d’insieme che renda scorrevole la musica. Per fare questo, solitamente i musicisti di un trio jazz comprendente piano, basso e batteria (sezione ritmica per eccellenza) pensano in questo modo:

  • Il pianista ascolta lo snare (il rullante) del batterista, le figurazioni ritmiche da lui eseguite e cerca di agganciarsi a questo sia in maniera omoritmica (= stesso ritmo) che non.
  • Il bassista ascolta il piatto del batterista
  • Il batterista ascolta il walking del bassista e il comping del pianista (sia esso eseguito con la mano sinistra che con ambedue le mani).

 

E’ vero, l’ho fatta molto semplice. Per questo argomento si potrebbero scrivere libri e libri su come farlo (e sicuramente esistono già). La cosa importante è notare come ognuno ascolti gli altri. Ascoltare è il punto di partenza. Il materiale da te suonato, invece, dev’essere frutto di una reazione impulsiva a quanto eseguito dagli altri. Questo significa che devi suonare in maniera istantanea e senza dover pensare.  Per fare questo, la tua musica dev’essere già stata interiorizzata.

Rileggi questo ultimo paragrafo e stampatelo bene a mente – è questo quello che fa veramente la differenza!

In Conclusione

In questo articolo hai visto i concetti fondamentali che ogni musicista deve sapere per poter suonare bene in gruppo. Se avrai letto bene questo post, è probabile che ti sia accesa una lampadina in testa: per suonare bene nelle situazioni di insieme bisogna avere una grande preparazione alle spalle. In poche parole: esperienza e studio costante.

 

Luca Ridolfo è un pianista jazz italiano, attivo nella didattica da più di dieci anni. 

Con pianofortejazz.it vuole rendere lo studio del Jazz alla portata di tutti con contenuti chiari e pratici

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