trascrivere-rielaborare

Non trascrivere... Rielabora!

scritto da Luca Ridolfo

Tutti abbiamo suonato, chi prima chi dopo, una trascrizione del nostro solo preferito o addirittura di un intero brano.

Specie se l’hai fatto più volte… hai mai avuto l’impressione di non averla assorbita, di non averla fatta tua? O, più semplicemente, di non aver imparato niente da questa?

Eppure tutti dicono di trascrivere e di imparare i soli per poter migliorare il nostro modo di suonare e di improvvisare…

Non ti preoccupare, non c’è niente in te che non va! Bisogna però approfondire un po’ la faccenda. Come sempre,  sono i dettagli che fanno la differenza.

Personalmente parlando, ho sempre trascritto i miei soli preferiti sul rigo pentagrammato e sono sicuro che molti lo fanno. Ho conosciuto, però, anche i pochi che affermano di non aver mai trascritto niente. O almeno, non con carta e penna. Fred Hersch e’ uno di questi (e non e’ l unico).

Come probabilmente avrai intuito, anche nel mondo jazzistico ognuno ha il proprio modo di studiare. C’è chi trascrive su carta ed altri che fanno totalmente l opposto.

Qualunque sia l’approccio, non devi cadere nella “trappola mentale” in cui i primi si spaccano la schiena mentre i secondi migliorano semplicemente traendo ispirazione dei dischi. Per una serie di svariati motivi, c’è sempre qualcuno che ha un orecchio più attento che, ad un primo ascolto, percepisce svariati tipi di informazioni. Altri, invece, riescono a ricavare queste dopo un attenta analisi.

Abbiamo già visto in questo articolo la differenza tra ascoltare e sentire musica. Sono due concetti diversi di cui devi saperne il significato. Se non lo sai, corri subito a leggere l articolo.

Qualsiasi sia il tuo livello di ascolto, non preoccuparti. La cosa importante è tenerlo costantemente allenato tramite l’ascolto e l’apprendimento di nuovi “colori musicali” (siano essi voicings, frasi o quant altro. ). Solo in questo modo riuscirai col tempo a saperli distinguere.

Dopo questa introduzione, come possiamo far si che la trascrizione diventi qualcosa di veramente efficace?

Applica il materiale

Ripetere pari pari la trascrizione può servire a molte cose, tra cui acquisire la giusta pronuncia oppure a migliorare a livello tecnico. Questo lavoro però non basta.

Devi fare tuo il materiale. Come? applicandolo in altri contesti.

Hai notato un nuovo voicings e ti piace da matti? Mentre studi il comping in qualche tuo jazz standard preferito, prova a vedere come puoi inserirlo! In questo modo non solo dovrai trasportalo, ma dovrai anche capire come collegarlo con il resto del materiale che stai usando.

La stessa cosa è valida per le frasi.

I bravi studenti (quelli che fanno i compiti per casa e non imbrogliano mai) si fermano a qui… ma cosa fa lo studente/musicista creativo?

Rielabora!

E’ pieno di libri in cui vengono proposti vari patterns sulla progressione armonica più conosciuta nel jazz, ovvero il classico II-V-I.

Il pero casca quando le progressioni armoniche iniziano a discostarsi da questa. Qui, gli studenti di jazz si dividono in due categorie:

  • Quelli che lasciano perdere, ottenendo risultati poco costanti e soddisfacenti.
  • Quelli più volenterosi che, con grande pazienza, trascrivono le soluzioni dei grandi artisti su queste progressioni a loro poco familiari.
 

C’é pero un altra strada – una poco percorsa. Con questa, la tua sessione di studio può diventare molto più interessante e divertente. La domanda chiave qui è:

Perché non elaborare del materiale che già conosci applicandolo ad un contesto completamente diverso?

Per esempio, puoi prendere una frase su un II – V – I ed applicare la stessa “forma” (shape, come la chiamano gli americani) ad una progressione III – IIIbdim – II. Questo approccio è molto “americano” e l’ho appreso da Aaron Parks ad una sua masterclass. Stessa cosa con gli accordi. Parks va molto a memoria muscolare e a “posizioni di mano” (hand shapes, come dice lui).

In questo modo anche con poco materiale puoi riuscire ad avere buoni risultati ed a creare un tuo vocabolario. Le soluzioni da te proposte saranno veramente tue e non il frutto di un semplice scopiazzamento di licks di varia natura.

“Luca… maaa…. posso usare i libri di trascrizione?”

Lo puoi fare eccome. Non credo sia un peccato mortale (come altri lo vogliono far credere). Quando il materiale da trascrivere diventa troppo complicato, avere un aiuto di questo genere può farci risparmiare tempo ( dedicandolo cosi alla fase di rielaborazione).

La stessa cosa è valida anche per i video che trovi nell’area gratuita riservata agli iscritti di PianoforteJazz.it. Come dico in ogni tutorial,  applica gli stessi concetti in altri brani. E’ probabile che a volte le soluzioni copiate papali papali non funzionino.Dovrai pertanto adattarle al contesto. Si tratta semplicemente di sperimentare.

In Conclusione

Se vuoi migliorare a vista d’occhio devi essere aperto a nuovi e costanti stimoli musicali. Nuove idee e  nuove sonorità. Non solo dovrai fare questo il più possibile, ma dovrai anche rielaborare il materiale che ha catturato la tua attenzione. Nell’articolo di oggi ti ho mostrato come farlo – anche solo conoscendo un voicing ed una singola frase.

Luca Ridolfo è un pianista jazz italiano, attivo nella didattica da più di dieci anni. 

Con pianofortejazz.it vuole rendere lo studio del Jazz alla portata di tutti con contenuti chiari e pratici

Condividilo su:
Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Se credi che questo contenuto possa essere stato interessante, metti un mi piace!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *